GEOIDEE (rubrica di Marino Mambelli)
ROCCA DELLE CAMINATE
Un restauro ...radicale
|
La Rocca delle Caminate: un falso. Come il palazzo pubblico di San Marino, i Rolex sulla battigia, la testa di Modigliani ritrovata nel fosso, la borsa Prada dell’inquilina al primo piano. Una copia. O forse è meglio dire: una cosa diversa, un “originale” a sé.... Un castello che nulla ha in comune col precedente, quello antico, se non il luogo dove è stato realizzato. Un edificio affascinante, molto affascinante, ma del ‘900. Era il ‘24 quando si cominciò a metter mano ai resti dell’antico castello che, dopo il tremendo terremoto del 1870, era diventato un cumulo di muri pericolanti. Nonostante le macerie, la Roccaccia manteneva però alcuni elementi fondamentali della sua organizzazione architettonica. La torre, pur con evidenti mancanze, era ancora alta, le cortine erano malandate ma presenti, l’arco d’ingresso aveva ancora la chiave ben ancorata. Esistevano inoltre alcune immagini che consentivano una parziale, ma interessante lettura dell’antico complesso edilizio. Malgrado ciò, in linea con la tendenza che si era insinuata in Italia tra il XIX e il XX secolo, la Soprintendenza ai Monumenti decise per un restauro che, per usare un eufemismo, definirei molto disinvolto... Il progetto, per altro, fu dell’architetto bolognese Luigi Corsini, fresco dirigente della Reale Soprintendenza dell’Arte Medievale e Moderna dell’Emilia Romagna. Cosa successe tra il 1924 e il 1927? Il castello delle Caminate fu demolito e ricostruito completamente, in stile neomedievale. Il risultato fu, in tutto e per tutto, un falso storico. Rimasero, a testimonianza del vecchio fortilizio, due bastioni sfaccettati in laterizio ai lati di una piccola cortina che ancora oggi testimonia la storia e la chiara differenza. |
La più antica immagine pubblicata della Rocca delle Caminate. Acquerello, XVIII XIX secolo. (Forlì, Biblioteca A. Saffi, Fondo Piancastelli).
|
Sulla famosa rivista mensile del Touring Club Italiano Le vie d’Italia, Carlo Grigioni, importante storico dell’arte e documentarista, nel 1929 scrive: Opera di rispetto del nostro passato fu dunque il restauro compiuto felicemente e sapientemente da circa due anni di questo Castello vetusto, il quale non ha una grande storia(!) e il suo più bello e glorioso momento ha vissuto nell’offerta devota che di esso hanno fatta i Romagnoli al Duce. Furono infatti i romagnoli con una sottoscrizione di 70.000 firme e un prestito littorio a donare a Benito Mussolini quella che sarà la residenza estiva del duce. Sulla cima della nuova torre fortificata, che il Grigioni definisce con magnifico gioco di parole: il mastio dugentesco nella sua ricostruzione attuale, fu installato un faro della potenza di 8000 candele che emanava raggi di luce tricolore. La luce, che si poteva vedere da una distanza superiore a 60 chilometri, segnalava la presenza di Mussolini all’interno della fortificazione. Il faro fu inaugurato il 30 ottobre 1927 dal ministro delle colonie Luigi Federzoni. Nei locali del Castello, il capo del governo italiano incontrò capi di stato, regnanti e ambasciatori e in una sala raccolse i doni personali e i cimeli del fascismo.
Così scrive ancora il Grigioni: Torciere, fanali, lampade tutto di ferro battuto, lo stemma della famiglia Mussolini, collocato sopra l’ingresso, armonizzano con lo stile serrato semplice di tutta la costruzione, che è ora il più bel Castello della Romagna, pronto a sfidare i secoli. Oggi purtroppo, come ben sappiamo, è in stato di abbandono.
|
Rocca delle Caminate, un restauro ...radicale. Da notare che nell’immagine il toponimo è erroneamente indicato come Camminate. Cartolina postale, ultimi anni ’20 (Raccolta privata). |
Una rapida, significativa storia
La Rocca delle Caminate ha un’origine molto antica. La sua posizione strategica giustifica le ripetute demolizioni e i molteplici passaggi di proprietà avvenuti in un migliaio di anni. Una storia che, non sarà una grande storia, ma... Con un interessante e divertente esercizio, andremo a elencare (sommariamente) numerosi proprietari, enfiteuti e conquistatori che misero le mani sul castello: personaggi più o meno famosi, che gli antichi cronisti ricordano in secoli di cronache. L’operazione è legata al puro divertimento e non si prefigge l’obiettivo di stabilire se le notizie sono realtà storica o mera supposizione, a partire da quell’ Ambrone, padre di Belmonte, che nel 997 pare fosse il primo signore delle Caminate. Nel 1236 fu conquista dei faentini, che poi la persero per nuova mano dei Belmonti. Alla fine del ‘300 fu la volta degli Ordelaffi, poi sconfitti dai Malatesta che la restituirono ai Belmonti. Forlivesi sugli scudi, e poi Belmonti. Astorgio Manfredi, Domenico Malatesta e ancora Belmonti. E siamo nel 1500. La Repubblica Veneta, la Chiesa, il principe Alberto Pio da Carpi. Nel XVII secolo gli Aldobrandini e i Pamphili. Nel ‘700 Clemente XII, Doria, Pamphili di Genova, Borghese Aldobrandini e quindi l’occupazione francese. Nell’800 Pio VII, Borghese Aldobrandini, Doria Pamphili, Baccarini, Dalle Vacche. E infine il ‘900, con la Federazione provinciale fascista di Forlì, Benito Mussolini. La Provincia di Forlì – Cesena.
Il nome Caminate
Due sono le ipotesi più calzanti sull’origine del toponimo Caminate. La prima ha un sapore scomodo e militare, la seconda più caldo e confortevole.
Gaetano Ravaldini, sul dizionario allegato al volume 1 di Rocche e Castelli di Romagna scrive: Caminada, passaggio o strada interna adiacente alle mura che serviva per le attività ed i movimenti necessari alla difesa delle mura stesse. Camminamento, angusto passaggio profondamente incassato nel terreno, o comunque defilato al tiro nemico, che serve ad accesso ad una trincea. Cammino di Ronda, passaggio predisposto in un’opera fortificata per rendere possibile la circolazione lungo le mura e la circolazione all’esterno. Sulla guida realizzata da Ettore Casadei nel 1928 leggiamo: ...Il Prof. Luigi Corsini opina che, ricorrendo gli archetti della torre lungo tutto il perimetro del camminamento, che si guarniva di armati... E pare che da tale camminata, derivi la denominazione della Rocca.
Antonio Polloni, autore eccellente di Toponomastica Romagnola ci propone la soluzione più pacifica, quella che più piace a chi scrive queste righe: dal latino medievale caminada = provvista di caminus o focolare. La camera “caminata”, cioè dotata di camino, era la camera ricca e riscaldata. Quindi una Rocca dotata di un tale numero di sale caminate da colpire la fantasia popolare. Tanto da diventare un toponimo.
Per saperne di più:
AA.VV. Rocche e Castelli di Romagna volume 2, Edizioni Alfa, Bologna 1971.
Luciana Prati e Ulisse Tramonti (a cura di), La città progettata: Forlì, Predappio, Castrocaro - Urbanistica e architettura fra le due guerre, Comune di Forlì 1999.
Ettore Casadei, La città di Forlì e i suoi dintorni, Società Tipografica Forlivese, Forlì 1928.
Marino Mambelli, Per strada - appunti di toponomastica forlivese, Comune di Forlì, Il Ponte Vecchio, Cesena 2004.